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Nel mondo del web non si riesce ad essere originali. Oggi forse lo sei, domani diventi banale.
Quando mi è stato chiesto di curare il blog (gennaio 2019) del Competence center Sviluppo capitale umano, avevo immaginato di rivisitare le otto competenze chiave, europee, di base, di cittadinanza.
Ecco che, poco più di un mese fa, il 18 aprile, su Il sole 24 ore spunta un articolo “Manager: oggi una competenza chiave è la lingua… italiana”. (Per non farvi scappare subito dal ragionamento… il link è in nota [1]).

Torniamo al tema: perché riesaminare le otto competenze chiave?

Di solito, le macrocompetenze europee sono associate al sistema dell’istruzione di base (scuola elementare e media). Ha senso rileggerle per capire se possono essere di attualità anche per un adulto al lavoro? Per me si, anche per altri. Se non altro perché nel titolo della Raccomandazione europea compare: “…per l’apprendimento permanente”. Quindi, tutti ne hanno bisogno per la realizzazione, lo sviluppo personale e l’occupazione.

Inizio a proporre una riflessione sulla prima: comunicazione nella madrelingua.

Questa competenza è definita così: la capacità di esprimere e interpretare concetti, pensieri, sentimenti, fatti e opinioni in forma sia orale sia scritta e di interagire adeguatamente e in modo creativo sul piano linguistico in un’intera gamma di contesti culturali e sociali, quali istruzione e formazione, lavoro, vita domestica e tempo libero.

Tralascio l’argomento della comprensione orale e dell’espressione orale (se vi interessa potete leggere l’articolo citato sopra). Mi soffermo sulla comprensione scritta ed espressione scritta e, tra queste due, propongo qualche considerazione sulla capacità di lettura.

La faccenda non è del tipo: oggi si legge poco e si vendono pochi libri. Questo dibattito lo lascio agli editori, ai critici letterari e ai sociologi. Qui mi interessa accennare a come si legge oggi.

Nel mondo digitale, cioè da un qualsiasi dispositivo connesso – un computer, uno smartphone o tablet – si legge tanto, forse troppo. Sullo sfondo di questi apparecchi luminosi, quasi senza che ce ne accorgiamo, cambia il nostro modo di leggere.

Le modalità emergenti sono:

  • skimming, la lettura superficiale
  • skipping, il salto di parti del testo
  • browsing, lo scorrimento veloce

È tutto un salta di qua o di là, scorri sotto o di lato, clicca sul link, condividi senza aver letto, e alla fine non si sta mai sul pezzo e l’occhio scorre alle parole chiave. E la mente?

Facendo così tralasciamo le questioni centrali delle argomentazioni o del racconto, non ci dedichiamo più alla comprensione complessiva del testo. Inghiottiamo tante informazioni senza digerirle e assimilarle (overload).

Evidenzio questa situazione senza esprimere un giudizio di merito e valore. Piuttosto propongo di continuare a leggere e rileggere un libro intero, perché ha ancora indubbi benefici per il proprio sviluppo personale e professionale.

Certo, sul web si possono reperire tante informazioni, ma la lettura sequenziale e integrale di un libro aiuta ad:

  • esercitare l’attenzione seguendo gli eventi di una storia
  • elaborare le informazioni all’interno di un discorso compiuto
  • costruire una mappa di concetti per comprendere e ancorare significativamente nuove informazioni e idee
  • portare a termine un impegno concentrati e focalizzati
  • leggere i pro e i contro di una teoria o di un’opinione all’interno di uno schema argomentativo
  • allenare la mente a pensare impegnandola in un confronto con idee non sempre facili
  • compiere lo sforzo di ricordare per continuare a capire la storia o il tema trattato
  • collegare il particolare al contesto senza omettere la complessità del problema o del racconto
  • arricchire il vocabolario personale scoprendo la polisemia e l’ambiguità delle parole
  • scorgere più livelli di realtà e interpretazione senza “manomettere” e mistificare i discorsi.

A questo punto vi domanderete: cosa centra questo con il mondo del lavoro?

Tutti sostengono che le imprese, per essere competitive, devono innovare. Ma l’innovazione da dove nasce se non da idee che generano altre idee, dall’esaminare a fondo un problema nella sua complessità, dal provare a formulare ipotesi diverse o dall’applicare conoscenze generali a situazioni specifiche?

Perché non rileggere un vecchio manuale usato sui banchi di scuola o studiato frequentando un corso di formazione professionale? La rilettura potrebbe essere l’occasione per pensare che cosa è cambiato e comprendere meglio le novità (sempre che lo siano) e le loro implicazioni odierne, grazie alla comparazione di idee, fatti e problemi e soluzioni del passato.

Ciò che conta è provare a fare lo sforzo di lettura di un libro intero (deep reading). Si può scegliere tra testi letterari e non letterari, non importa il tema o il genere, ma è importante la lettura completa, dall’inizio alla fine. Al termine si avrà almeno la percezione di avere concluso qualcosa. Attenzione, non è cosa da poco oggi che siamo sopraffatti dalla fretta e dalla complessità e che tutto sembra sfuggirci senza soluzione di continuità.

E dove è l’innovazione nella lettura?

Leggere approfonditamente garantisce la comprensione dei testi attraverso un processo sofisticato fatto di ragionamenti (induttivi, deduttivi, inferenziali), la scoperta di più livelli di realtà, l’uso di analogie e metafore, oltre che l’assimilazione di conoscenze.

Ora ditemi se, coltivare pazientemente queste capacità e il sapere, non è un buon inizio del processo innovativo.

 

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/management/2019-03-25/manager-oggi-competenza-chiave-e-lingua-italiana-083028.shtml?uuid=ABQEEbhB

Da più di 20 anni mi occupo di consulenza nell'ambito della formazione professionale: dall'analisi alla valutazione, dalla progettazione alla gestione. Mi piace costruire con gli altri proposte per i problemi di oggi, cercando tra risposte dimenticate e domande eluse. Per questo tutte le volte che posso mi occupo anche di ricerca socio-economica.

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