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A cosa serve la matematica? Per me sarebbe meglio rispondere subito con un’altra domanda: a cosa non serve la matematica? Forse è l’unica cosa sensata che posso affermare sul tema, perché non sono un matematico di professione. Tuttavia, chi si occupa di formazione, come me, deve prima o poi abbozzare qualche pensiero sulla terza delle otto macrocompetenze europee: competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia.

Nell’ambito della formazione continua, qualche riflessione sul ruolo delle conoscenze matematiche negli interventi formativi dovrebbe essere fatta, se si vuole superare mode e progettare percorsi di apprendimento orientati allo sviluppo della professionalità e dell’azienda. La butto lì senza poter approfondire: perché non integrare le azioni formative sul concetto di mindset (modalità di pensare e interpretare la propria mentalità) con qualche strumento di pensiero matematico per proporre percorsi meno autoreferenziali?

La matematica, fidatevi, centra con il lavoro. Pensate quante operazioni aritmetiche comporta il semplice fatto quotidiano di stabilire l’ora della sveglia per arrivare puntuali sul luogo di lavoro. Poi riflettete sul fatto che tutti applicano principi di matematica e geometria in modo più o meno complesso, in modo più o meno consapevole: dall’usciere, che conta per sapere se tutti i presenti hanno lasciato lo stabilimento prima di chiudere l’ingresso, all’ingegnere civile che esegue un’analisi strutturale per ipotizzare quanti mezzi in contemporanea può sostenere un ponte.

Lasciamo pure risuonare il verso di Antonello Venditti “la matematica non sarà mai il mio mestiere” e facciamo qualche riflessione.

Dalla Raccomandazione europea prendo i primi due pensieri sulla matematica:

  • “una persona dovrebbe disporre delle abilità per applicare i principi e processi matematici di base nel contesto quotidiano nella sfera domestica e sul lavoro nonché per seguire e vagliare concatenazioni di argomenti”;
  • “un’attitudine positiva in relazione alla matematica si basa sul rispetto della verità e sulla disponibilità a cercare motivazioni e a determinarne la validità”.

Gli altri tre pensieri sono miei, prendeteli con le pinze:

  • non possiamo sempre sapere in anticipo quali abilità ci serviranno in futuro, tuttavia ciò non esclude che possiamo coltivare l’hobby della matematica. Perché comunque è molto probabile che applicheremo solo le conoscenze che possediamo. Se vi interessa un esempio sul tema, leggete l’esperienza sul corso di calligrafia frequentato dal giovane Steve Jobs;
  • siamo tutti impazziti per gli algoritmi da quando abbiamo iniziato a googlare. Prima solo gli adepti della matematica e i guru dell’informatica proferivano la parola “algoritmo”. Eppure se chiedete in giro (fate un piccolo campione casuale), qualcuno pur usando il termine algoritmo, non ne possiede neanche una nozione elementare. Figuriamoci se si è mai posto il problema della calcolabilità effettiva del tutto o della misurabilità senza limiti del reale. Ebbene, sarebbe il momento di iniziare a farci qualche idea sulla matematica teorica e applicata, considerando la pervasività della trasformazione digitale nel marketing, nei processi produttivi e nella nostra vita. Gli algoritmi, associati alla velocità di elaborazione del computer, ci possono facilitare in diversi campi. Sarebbe bello scoprire da dove arrivano (la loro storia risale alla matematica vedica, babilonese e greca) e se davvero predicono il futuro;
  • la matematica e i numeri ci permettono, dietro ad un’apparente maschera di astrattezza, di ragionare sui fatti, descrivere per approssimazione la realtà ed orientarci nelle scelte. A proposito mi viene in mente il mio professore di statistica. A lezione ci riportava come esempio un aneddoto sulla “concretezza” del calcolo probabilistico. Ci raccontava che avrebbe accettato di andare a tenere un seminario di statistica specialistica solo a patto che ci fossero presenti il 50% degli iscritti, sapendo che i partecipanti erano solo due… Altro che Trilussa e la media del pollo.

Ho scritto solo cinque pensieri, poco o nulla in confronto a Pascal (matematico, fisico, filosofo e teologo francese; 1623 – 1662) che ci ha lasciato un volume di pensieri ancora letti con oggi. Chissà che non tornerete a leggere We Work Well per trovare qualche spunto o divertissement, per lavorare con leggerezza e meglio, oggi e domani, nonostante la matematica, prima della meritata pensione (se non sapete quando sarà il giorno contate, pure quota cento è matematica).

Per concludere, se volete qualche ulteriore spunto, dedicate 10 minuti a questo video TED sulla matematica. È in spagnolo sottotitolato. Curiosate pure così, oltre a qualche riflessione sull’importanza della matematica, potrebbe sopraggiungere qualche interesse sulla seconda delle otto macrocompetenze chiave: comunicazione nelle lingue straniere. Che ossessione penserete: tranquilli prima o poi affronteremo anche questa.

Da più di 20 anni mi occupo di consulenza nell'ambito della formazione professionale: dall'analisi alla valutazione, dalla progettazione alla gestione. Mi piace costruire con gli altri proposte per i problemi di oggi, cercando tra risposte dimenticate e domande eluse. Per questo tutte le volte che posso mi occupo anche di ricerca socio-economica.

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