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In un precedente articolo commentavo: “un buon caffè solo alcuni lo sanno fare”. Su questo, più o meno, potremmo essere tutti d’accordo. Se continuo dicendo che dei buoni spaghetti aglio, olio e peperoncino non tutti li sanno cucinare, temo che si sollevi un coro di “ma basta”.

Eppure anche la preparazione di un semplice piatto può raccontare qualcosa in più sul concetto di “competenza”, di cui tutti parlano facendo un po’ di confusione.

Intenderci su questo tema – la competenza, non l’aglio e olio: o forse entrambi? – ha vantaggi a livello personale e a livello sociale (soprattutto nel mondo del lavoro), per valorizzare e spendere al meglio la propria esperienza professionale.

Fuor di metafora: presentare il tema delle competenze evocando una ricetta di cucina aiuta a collegare alla nostra vita quotidiana il modello delle competenze alla base delle policy e degli interventi del lifelong learning, comunemente detto apprendimento permanente.

Il quadro di riferimento delle competenze (quelli bravi lo chiamano “framework”) interessa tutti, chiunque lavora, non solo espertoni e cervelloni convocati a discettare nei salotti televisivi o nei molti, troppi festival della mente, dell’economia, della comunicazione, di qualsiasi cosa.

Ma torniamo al nostro aspirante master chef: per i famosi spaghetti aglio, olio e peperoncino il nostro eroe prima di tutto tenta di ricordare mentalmente la ricetta (o inizia a cercarla sul web). La ricetta comprende, di solito, un elenco di ingredienti e la procedura da seguire, quindi le conoscenze necessarie alla preparazione del piatto.

Già per reperire la ricetta si è messo subito all’opera (atteggiamento); poi, per proseguire nel compito, ha iniziato a selezionare gli ingredienti, rovistare per trovare la pentola più adeguata, azionare i fornelli eccetera eccetera.

Nel compiere tutto questo ha attivato insieme “conoscenze” e “abilità”. Saranno poi i commensali a stabilire se il piatto è riuscito bene, e se il nostro master chef ha superato la prova dimostrandosi “competente”.

In questa faccenda del preparare un piatto c’è l’essenziale su cosa bisogna sapere del framework sulle competenze. Gli elementi-chiave per riflettere sulle proprie competenze ci sono tutti in una semplice spaghettata aglio, olio e peperoncino.

  • La competenza è il modo proprio della persona di attivare, in un particolare contesto, le risorse possedute (capacità, conoscenze, abilità) prendendosi in carico i compiti-problema che questo esprime (cucinare spaghetti aglio, olio e peperoncino);
  • La competenza si manifesta sempre in azione. Essa è la comprovata capacità di utilizzare, in situazioni diverse (lavoro, studio, sviluppo professionale e personale), un insieme strutturato di conoscenze e di abilità acquisite nei contesti di apprendimento formale, non formale o informale. Nella nostra metafora, sono i commensali che giudicano la bontà del piatto;
  • La conoscenza è l’assimilazione di informazioni (fatti, principi, teorie e pratiche) relative ad un ambito tematico. Gli psicologi cognitivi le distinguono tra conoscenze dichiarative (gli ingredienti di una ricetta) e conoscenze procedurali (il procedimento di cottura);
  • Con abilità si intende l’applicazione delle conoscenze e l’uso del know how necessario per portare a termine compiti e risolvere problemi.
    Anche queste, sono divise in abilità cognitive (uso del pensiero logico, inferenziale e creativo) e abilità pratiche (abilità manuali, uso di metodi, di materiali, di strumenti).
    Le abilità sono diverse dalle capacità (che sono le potenzialità in nuce della persona);
  • Infine, gli atteggiamenti riguardano disposizione d’animo e mentalità per agire (o reagire) a idee, persone o situazioni (il cercare la ricetta collegandosi su Google).

Lo sapete qual è il bello?

Che le competenze – tutte le competenze – si possono anche trasferire, da un’attività professionale all’altra, da un contesto lavorativo all’altro.

Ma questa è un’altra storia e, magari in prossimo articolo, scriverò del sarto che è diventato chirurgo.

Da più di 20 anni mi occupo di consulenza nell'ambito della formazione professionale: dall'analisi alla valutazione, dalla progettazione alla gestione. Mi piace costruire con gli altri proposte per i problemi di oggi, cercando tra risposte dimenticate e domande eluse. Per questo tutte le volte che posso mi occupo anche di ricerca socio-economica.

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