Seleziona una pagina

Immaginate di avere una buona idea imprenditoriale e vogliate avviare un’attività economica o lanciare un startup.

Quanta burocrazia. Tra le tante cose da fare occorre classificare la propria attività con un codice ATECO.

Ecco l’esempio di come un’operazione, apparentemente inutile, diventa essenziale. Oggi, al tempo del COVID-19, è vitale l’ATECO, il ramo di attività economica.

Intendo farvi notare come sono importanti nel lavoro quotidiano alcune azioni di routine, di monotona e deprimente consuetudine.

D’ora in poi, non sbuffate più quando sul lavoro vi chiedono l’ATECO della vostra azienda.

Il codice ATECO è una classificazione, è una combinazione alfanumerica che identifica una ATtività ECOnomica.

Ma c’è anche un altro codice che non tutti conoscono: la classificazione delle professioni ISTAT CP2011.

Fin dai tempi della scuola abbiamo trovato noioso studiare le classificazioni. Eppure non sono tutto nella vita, ma aiutano. In tutte le scienze la classificazione è indispensabile.

Nel quotidiano lavorativo e personale alcune cose noiose non sono da sottovalutare e screditare. Tutto prima o poi, un attività banale, una professione modesta, torna vitale.

Ora cosa possono centrare con il COVID-19 i codici ATECO e CP2011?

Possono orientare tutti nelle scelte, dal politico alla casalinga. Vi pare poco.

Del codice ATECO abbiamo importo qualcosa dai media e dalla nostra esperienza in questi giorni di lockdown o confinamento.

Un esempio per tutti. Il marito in smart working che decide di contribuire al pranzo preparando una lasagna. Peccato che, nella sua intraprendenza, spacca la manopola per azionare il forno. La moglie disperata cerca di capire se il Governo, tra le attività essenziali, ha compreso l’ATECO “Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa”. È stato incluso, si rilassa.

Il codice CP2011, la classificazione delle professioni, può essere importante per entrare nella ‘fase 2’, la fase di uscita graduale dalla sospensione delle attività. In che modo?

Per esempio studiare i lavoratori a rischio di contagio da COVID-19. L’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), per esempio, ha ipotizzato tre indici incrociando dati degli occupati nei settori e informazioni sulle caratteristiche delle professioni associate al codice CP2011.

Ecco cosa misurano i tre indici:

  • frequenza dell’esposizione a malattie e/o infezioni
  • intensità della vicinanza fisica che approssima in larga misura il rischio di contagio dovuto all’attività lavorativa
  • possibilità di lavorare da remoto.

Ricordate: non tutto è noia ciò che classifica e pensa.

#LONTANIMAPRESENTI

Da più di 20 anni mi occupo di consulenza nell'ambito della formazione professionale: dall'analisi alla valutazione, dalla progettazione alla gestione. Mi piace costruire con gli altri proposte per i problemi di oggi, cercando tra risposte dimenticate e domande eluse. Per questo tutte le volte che posso mi occupo anche di ricerca socio-economica.

Share This